1. Fotografia di suonatore mevlevî di flauto ney, Salonicco, fine XIX inizio XX secolo.

2. Ritratto di İsmail Dede Efendi (1778 - 1846)

3. Raffigurazione di un ensemble di musica classica ottomana nella città di Aleppo (Siria) con al centro un derviscio mevlevî che suona il flauto ney, metà del XIX secolo.

Area geografica di riferimento
Aree geo-culturali
Nome del paese
Interprete/interpreti

Gürsel Koçak

Autore/autori

Buhurîzâde Mustafa Itrî Dede (1640 - 1712)

Anno di registrazione
2001
Video di presentazione

Neva Kâr, Buhurîzâde Mustafa Itrî Dede (1640 - 1712)

Karcığar Köçekçeler, İsmail Dede Efendi (1778 - 1846)

Descrizione

Negli sviluppi della musica classica ottomana ebbe fin dagli albori notevole importanza il contributo fornito dall'ingegno e dal talento dei musicisti appartenenti alla confraternita sufi 'Mevlevîye', conosciuta in Occidente come confraternita dei 'dervisci rotanti'. La corte era infatti ampiamente frequentata da musicisti mevlevî i quali erano, e sono tutt'ora, virtuosi compositori ed eccellenti strumentisti (soprattutto di flauto Ney), in quanto la cerimonia di samâ (concerto spirituale della tradizione sufi) tipica della loro confraternita, chiamata âyin-i-şerif ('nobile cerimonia'), si sviluppa attraverso una successione di brani musicali composti secondo i canoni del maqâm ottomano. I dervisci mevlevî potevano prendere parte ai concerti profani eseguiti presso la corte senza però risiedere a palazzo; vistavano quindi l'Enderûn (parte interna, 'privata' del Topkapi) 'in giornata' mentre alloggiavano presso una delle numerose tekke (centri sufi) della capitale.

Esistevano pertanto, all'interno del mondo ottomano, due principali occasioni e contesi performativi del maqâm: quello della corte e quello dei tekke dei dervisci, a cui corrispondevano altrettanti percorsi formativi di tipo musicale 'colto' ovvero quello legato alla scuola di palazzo 'Enderûn Mektebi' e il percorso musicale, ma soprattutto spirituale, a cui si veniva iniziati entrando a far parte dei principali ordini sufi dell'Impero, in particolar modo quello mevlevî. Vengono qui proposti due brani composti da due fra i più importanti compositori mevlevî della storia della musica classica ottomana.

Il primo è un Kâr in maqâm (modo) Neva composto da Buhurîzâde Mustafa Itrî Dede (1640 - 1712) il quale fu attivo soprattutto sotto il regno del sultano Mahmed IV (1648-1687). Sembra che Itrî Dede al suo tempo non fosse tanto apprezzato come esecutore ma godesse di enorme prestigio come compositore. Il famoso Kâr (genere vocale) di Itrî viene qui proposto in una versione totalmente strumentale tratta dall'album di Gürsel Koçak: Klasik Türk Musıkisi (Enstrumantal Eserler), Uluçınar Müzik, 2001.

Il secondo brano invece è attribuito a Hâmmamizade İsmail Dede Efendi (1778 - 1846), prolifico musicista di enorme talento che dopo aver completato il suo periodo di apprendistato mevlevî all'età di ventun'anni divenne il capo dei müezzin della corte del Sultano. A lui sono attribuite più di duecento composizioni, fra le quali figurano le musiche di sette cerimonie mevlevî (âyin-i-şerif), insieme all'elaborazione di nuovi maqâm. Un particolare caratteristica del talento di İsmail Dede era quella di saper padroneggiare tutti i linguaggi e gli stili musicali dell'epoca: da quello 'alto' delle corti a quello 'leggero' delle taverne. A testimonianza della versatilità compositiva di İsmail Dede Efendi viene qui proposto un suo brano che non rientra propriamente nel repertorio della musica classica ottomana: si tratta infatti di un köçekler, una forma musicale legata alle esibizioni di quei danzatori adolescenti in abiti femminili chiamati köçek che si esibivano principalmente nelle taverne. Musicalmente i köçekleri si strutturavano in una canzone (şarki) seguita da una rapida danza di ascendenza greca o rumena. Questa versione del brano è stata tratta dall'album del Lâmekân Ensemble: The Book of Lovers - Classical Ottoman Music, Cypres, 2017.

Approfondimento
Voci e strumenti
  • Ney (flauto)
  • Kanûn (cetra su tavola a corde pizzicate)
  • Ūd (liuto a manico corto)
  • Kudüm (timpani)
  • Violoncello (liuto ad arco)
Documentazione

Bibliografia

  • Giovanni De Zorzi, Musiche di Turchia. Tradizioni e transiti tra Oriente e Occidente. Con un saggio di Kudsi Erguner, Milano, Ricordi, 2010.
  • Jean During, Musica ed estasi. L'ascolto mistico nella tradizione sufi, Roma, Squilibri, 2013.
  • Walter Feldman, Music of the Ottoman Court: Makam, Composition and the Early Ottoman Instrumental Repertoire, Berlino, VWB (Verlag für Wissenschaft und Bildung),1996.

Risorse web

Autore scheda
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Modificato
27/10/2019

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