1. Cheikh Larbi Bensari

2. Orchestra: Omar Bekhchi ('ud), Abdellah Benmansour alias "Bouloulou" (derbouka), lo sceicco Larbi Bensari (qanoun), Ahmed Sari "Redouane" (Mandolino), Benaouda Bekhchi (Târ).

3. Copertina disco, Algerie, musique arabo-andalouse, Ensemble Essounsoussia et Ahbab Cheich Larbi Bensari, Ant. Vol 4-5, Ocora radio France

 4. Musicisti algerini del sultanato di Tlemcen dipinto di Bachir Yellès

Genere
Area geografica di riferimento
Aree geo-culturali
Nome del paese
Interprete/interpreti

Cheikh Larbi Bensari

Autore/autori

Ocora - Radio France

Anno di registrazione
1994
Video di presentazione

Descrizione

L’origine della musica arabo-andalusa va ricondotta alle corti mussulmane sviluppatesi dall’VIII al XV secolo nella regione Al-Andalus della Spagna meridionale (attuale Andalusia). Il genere Al-âla al-andalusiyya nacque quindi dalla commistione di elementi musicali arabi e occidentali. Con la riconquista della Spagna da parte dei Cristiani (Reconquista) e il reinsediamento nel Maghreb della popolazione in prevalenza musulmana in fuga dalla penisola iberica, in molti centri dell’Africa settentrionale si svilupparono numerose scuole di Al-âla al-andalusiyya, ciascuna caratterizzata da stili specifici. Si ipotizza che originariamente il repertorio di musica arabo-andalusa fosse costituita da un ciclo di 24 nûbâi o nûbât (una per ogni ora del giorno) trasmesso oralmente. Il ciclo algerino oggi in uso è pari a circa la metà dei brani, ciascuno generalmente eseguito in forma abbreviata. Ogni suite nûbâ si basa su un Tab’ (modo, pl. Tubû’) principale e può modulare su Tubû’ secondari. In Algeria ciascuna scuola di nûbâ (Gharnâti nella città di Tlemcen, An‘a ad Algeri Ma‘lûf a Costantina) ha stili, timbriche e articolazioni ritmiche peculiari. La registrazione presenta la nûbâ Zidane e la nûbâ Inqlabates eseguita dall’orchestra di Tlemcen diretta da Cheikh Larbi Bensari (1867-1964), considerato fra i maggiori esponenti di questo genere musicale in Algeria. Le suite sono tratte dall’Anthologie arabo-andalouse, Algérie, voll. 4-5, Ocora, 1994.

Voci e strumenti

Kwîtra (liuto)

‘Ûd (liuto)

Violino

Viola

Nây (flauto obliquo)

Qânûn, (cetra trapezoidale a 78 corde)

Târ (tamburo a cornice con cembali)

Darbûka (tamburo a calice con corpo in terracotta/metallo)

Documentazione

Bibliografia

Saadane Benbabaali et Beihdja Rahal, La Plume, la voix et le plectre, poèmes et chants andalous, éd. Barzakh, Alger, 2008 (libro e CD)

Rodolphe d'Erlanger, La Musique arabe, tome VI, éd. Paul Geuthner, Paris, 1959

Christian Poché, La Musique arabo-andalouse, coll. Musiques du monde, éd. Actes Sud, Arles, 2001:17-21.

Paolo Scarnecchia, Encyclopédie de la Méditerranée, Musiques populaire, musique savante, série Temps Présent, Edisud, 2003.

Caroline Card, Wendt, North Africa: An Introduction. In The Garland Handbook of African Music, 2008: 240-257.

Achour Cheurfi, Dictionnaire des musiciens et interprètes algériens, Algeri, ANEP, 1997.

Risorse web

Pagina web dedicata alla musica arabo-andalusa

Pagina web dedicata ai Maestri di Tlemcen

Video di approfondimento: Versione del msaddar “Taìiya bikum” della nûbâ Zidan, eseguita dalla musicista e cantante algerina Beihdja Raha.

 

 

Autore scheda
CVV
Licenza

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Modificato
17/12/2019

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