Feuillet, Raoul Auger

Immagini (Secondarie)
Didascalie

1. Frontespizio di Recueil de dances (Paris, 1700), di Raoul Auger Feuillet.

2. Parte iniziale del ballo La mariée (La sposa), p. 12 del Recueil de dances.

Data di nascita
1660
Data di morte
1710
Paese
Epoca
Categoria
Biografia

Poco si sa della vita di Raoul Auger Feuillet, maestro di danza e coreografo francese. Fu  tra gli interpreti del balletto Orphée dato al Collège dei gesuiti Louis le Grand nel 1690 accanto ai danzatori dell'Académie Royale de Musique, tra cui Louis-Guillaume Pécour e Claude Ballon. Il suo nome è universalmente conosciuto per la pubblicazione del libro Chorégraphie ou l’art de décrire la danse par caractères, figures et signes démonstratifs (Paris, 1700). Il testo si basa sul sistema di notazione inventato da Pierre Beauchamps per la trasmissione dei passi e delle coreografie. Il termine chorégraphie, dal greco choré (da choreia = danza) e graphie (da gráphein = scrivere), ci indica l’oggetto del trattato, ovvero un sistema di scrittura della danza, mentre il sottotitolo dell’opera indica la modalità con cui realizzarla: “tramite caratteri, figure e segni dimostrativi”. Grazie alle formule sintetiche inventate da Beauchamps, realizzate con semplici linee e segni, sono raffigurati i movimenti e i passi, la posizione che devono assumere i piedi nelle cinque posizioni di base, i sei movimenti fondamentali delle gambe in azione: plié, relevé, sauté, cabriole, tombé, e glissé, nonché i vari “ornamenti” del movimento, come ronds de jambe e “battute”, e i cambi di direzione dovuti ai giri. Ulteriori segni indicano quando il piede resta in aria, oppure quando bisogna appoggiare il tallone o, ancora, se la punta del piede tocca il pavimento, mentre altri simboli indicano i movimenti principali delle braccia. Il testo, che si apre con una dedica al famoso coreografo e ballerino francese Louis-Guillaume Pécour, era concepito come un dispositivo di auto-apprendimento grazie al quale sia i maestri sia i principianti, francesi e non, avrebbero potuto conoscere i vari tipi di ballo con la stessa facilità con cui leggevano le note musicali. Nel testo sono illustrati e decifrati i segni convenzionali che rappresentano i movimenti e i passi, sono spiegati i principi e gli elementi della danza, vengono date indicazioni riguardo allo spazio e al tempo musicale, e sono inclusi, inoltre, un “Trattato sulla Cadenza” ed esempi di notazione di castagnette.

A questa prima parte teorica segue una seconda, contenuta in un altro volume dal titolo Recueil de dances, che mette in pratica i principi della prima e in cui sono annotate diverse danze e entrées di balletti composte da Feuillet stesso e da Pécour. Ogni danza, dunque, è trascritta attraverso i segni convenzionali spiegati nel primo volume e la sua trasposizione grafica viene inserita nelle varie pagine in base a una rappresentazione simbolica dello spazio agito dai danzatori. Ogni pagina, infatti, contiene in alto un pentagramma (il segmento musicale di riferimento per la figura coreografica rappresentata sotto), che costituisce il punto di riferimento spaziale in cui era collocato il re in una sala; al centro è inserito il percorso degli interpreti suddiviso in segmenti che corrispondono alle battute musicali e su di esso sono indicati anche i passi rappresentati tramite i simboli e le dinamiche corporee mostrate con appositi segni.

L’ annuale pubblicazione aggiornata dei Recueils, contenenti ogni volta nuove danze, favorì la diffusione rapida del repertorio francese in tutta Europa, lo stesso avvenne anche per il sistema di Beauchamps quando fu pubblicato da Feuillet. Furono realizzate, infatti, numerose traduzioni del testo, come quella in inglese di John Weaver (Orchesography, or the Art of Dancing, 1706), o in tedesco del maestro Gottfried Taubert (Rechtschaffener Tanzmeister, 1717), mentre altri maestri si avvalsero del metodo di Beauchamps per illustrare i loro balli, come Kellom Tomlinson in The Art of Dancing Explained by Reading and Figures (1735), o Giambattista Dufort nel Trattato del ballo nobile (1735). Per quel tempo, inoltre, il metodo rispondeva perfettamente alle esigenze di trascrizione del ballo e fu salutato come una grande innovazione (Denis Diderot dedicò una voce all’argomento nell’Encyclopédie). Tuttavia, la chorégraphie era maggiormente indicata per una trascrizione dei balli a posteriori rispetto al momento della loro creazione e con il modificarsi della tecnica e con l’accentuarsi della ricerca verso l’espressività dei gesti, si notò come il sistema di Beauchamps non potesse più corrispondere alle nuove esigenze compositive come segnalato, ad esempio, da Jean-Georges Noverre nella tredicesima delle sue Lettres.

In conclusione, il merito di Feuillet fu di aver di aver contribuito a stabilire il vocabolario e i principi della belle danse, oltre ad aver consentito, grazie alla divulgazione del metodo di Beauchamps, alla trasmissione di un gran numero di balli teatrali e danze di sala di quel periodo.

Bibliografia

Régine Astier, Feuillet Notation, in edited by Selma Jeanne Cohen and Dance Perspectives Foundation, The International Encyclopedia of Dance, Oxford University Press, Online Version, 2005.

Eugénia Roucher, Feuillet Raoul Auger, in sous la dir. de Philippe Le Moal, Dictionnaire de la danse, Paris, Larousse, 1999, p. 41.

Flavia Pappacena, Il Settecento e l'Ottocento, II vol., in Ornella Di Tondo, Flavia Pappacena e Alessandro Pontremoli, Storia della danza in Occidente, 3 voll., Roma, Gremese, 2015.

Flavia Pappacena, La danza classica. Le origini, Bari, Laterza, 2009.

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Modificato
05/01/2019

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